Manovra di Valsalva: un salvavita per sub e pazienti cardiopatici

Questa tecnica, che facciamo inconsciamente in numerose occasioni, viene utilizzata sia per la decompressione dell’orecchio, sia per accertare e correggere la presenza di soffio al cuore e tachicardia

Vi è mai capitato di avere il singhiozzo e di provare a trattenere il respiro per farlo smettere? In quei momenti, se ci pensate, non fate altro che fare una inspirazione profonda e trattenere il respiro per poi inspirare con forza, ma tenendo la bocca chiusa e il naso tappato. La reazione diretta a quest’azione è la chiusura della glottide – la parte superiore della laringe all’altezza delle corde vocali – in gola e la contrazione dei muscoli addominali per far sì che la pressione intraddominale aumenti e i visceri si svuotino al contempo. E il singhiozzo scompare. 

Forse non lo sapete, ma in quel momento avete eseguito la manovra di Valsalva, che viene comunemente utilizzata sia per problemi sportivi, come la decompressione dell’orecchio durante le immersioni, o nell’ambito del sollevamento pesi, sia in ambito medico, per fare diagnosi soprattutto quando ci sono problemi cardiaci.

Al di là del suo utilizzo per questi casi specifici, la manovra di Valsalva è un’azione spontanea che eseguiamo tutti quando andiamo in bagno per defecare o quando dobbiamo sollevare un carico pesante. 

La manovra di Valsalva nello sport 

La manovra di Valsalva prende il nome da un medico italiano, Antonio Maria Valsalva, vissuto fra il XVI e il XVII secolo che per primo la utilizzò, anche se era già nota ai medici arabi del XI secolo, per far espellere le sostanze dall’orecchio medio in caso di otite. Si tratta infatti di una manovra di compensazione forzata dell’orecchio medio tramite l’incremento della pressione toracica e addominale, svuotando i visceri.

Insegnata in ambito sportivo, trova particolare applicazione in subacquea. Chi fa immersioni si trova infatti ad affrontare differenze di pressione, che diminuisce mano a mano che si scende verso il fondale marino. Al variare della pressione esterna anche quella all’interno del nostro organismo si deve adattare: tale compensazione viene effettuata in maniera automatica dai polmoni che fa sì che tutte le strutture al nostro interno – trachea, laringe, seni paranasali e frontali – che sono a contatto con l’esterno si compensino senza rischiare danni. L’unica struttura a non effettuare tale compensazione è l’orecchio: qui, infatti, la tromba di Eustachio, uno stretto canale che si trova fra la rinofaringe – la parte posteriore dell’orecchio – e il timpano, impedisce che l’aria, proveniente dai polmoni, possa essere compensata. Per non danneggiare le strutture dell’orecchio – la differenza di pressione interna ed esterna può provocare perforazione e lacerazione della membrana del timpano – diventa fondamentale imparare la manovra di Valsalva, che permette di adeguare la pressione interna a quella esterna.  

In pesistica invece viene utilizzata allo scopo di prevenire ernie discali, soprattutto durante esercizi in cui il carico agisce prevalentemente sui muscoli spinali e sulle vertebre lombari in quanto, contraendo sinergicamente i muscoli, le pareti della cavità addominale diventano rigide e resistenti stabilizzando la cassa toracica. Tuttavia dovrebbero praticarla solo atleti giovani ed evoluti per i motivi che vedremo in seguito. 

La manovra di Valsalva in ambito medico

Tale manovra viene comunemente utilizzata in clinica medica per la valutazione dei pazienti con scompenso cardiaco o che presentano soffio al cuore, anche se oggi, l’uso sempre più frequente di indagini diagnostiche di imaging, come l’ecocardiogramma, ha ridotto l’uso della manovra.

La manovra si usa ancora per: 
  • valutare la presenza della funzione diastolica del ventricolo sinistro, 
  • valutare la presenza di soffi cardiaci e di scompensi cardiaci
  • ripristinare il corretto ritmo cardiaco in presenza di tachicardia parossistica e di fibrillazione atriale tramite la stimolazione del nervo vago e del nervo vagale parasimpatico, che rallentano la frequenza cardiaca.
In che modo la manovra di Valsalva aiuta nel trattamento dei disturbi cardiaci? Andando ad aumentare l’attività parasimpatica, che permette di rallentare il ritmo cardiaco. La stimolazione del parasimpatico avviene grazie alla stimolazione dei nervi vaghi che innervano i polmoni. 

Attenzione 

La manovra di Valsalva non va praticata alla leggera, poiché può avere delle controindicazioni importanti soprattutto per chi soffre di problemi cardiocircolatori. L’aumento della pressione intratoracica va infatti a comprimere i vasi venosi che riportano il sangue al cuore e questo significa meno ossigeno al cervello, con la possibile conseguenza di una perdita di coscienza o addirittura provocare una sincope. 
 
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