Zanzare e malattie tropicali: quando prestare attenzione?

Le zanzare sono ben più che un semplice fastidio estivo o notturno, sono infatti vettori di alcune delle malattie più letali per l'umanità e sono il nemico pubblico numero uno nella lotta contro le malattie infettive. Ci sono più di 3.000 specie di zanzare in tutto il mondo, in Italia se ne possono contare circa 60, ma solo 3 di queste sono responsabili della diffusione di malattie che colpiscono l'uomo: le Anopheles, le Culex, e le Aedes.

Il dott. Ermanno Gabbi, specialista in Malattie Infettive al Salus Hospital di Reggio Emilia, ci aiuta a fare chiarezza sulle malattie tropicali e sui rischi di contrarre queste ultime in Italia.

“Le malattie tropicali, soprattutto dinnanzi a casi nei nostri ospedali di malaria, dengue o chikungunya, creano sempre un po' di panico. In assenza di esposizione, ovvero di un viaggio in area endemica, il panico però non ha motivo di esistere. Queste sono tutte malattie “di importazione”, trasmesse dalle zanzare. La malaria è un'infezione parassitaria ed è trasmessa dalla zanzara Anopheles, che non è presente sul nostro territorio e pertanto fa meno paura in relazione ad eventuali epidemie. Le zanzare Culex possono trasmettere l'encefalite, la filariosi e il virus del Nilo. Le zanzare Aedes, di cui la zanzara tigre è un membro, trasmettono la febbre gialla, la dengue e la chikungunya, che sono malattie virali.
Per prevenire queste infezioni bisogna ridurre al minimo il rischio di esser punti dalle zanzare quando si viaggia in paesi endemici. È opportuno pertanto utilizzare repellenti, abiti coprenti e zanzariere ed è indicato, prima di un viaggio in paesi tropicali, effettuare una consulenza nei servizi di Medicina dei Viaggi".

“Bisogna dire che in Italia ed in Europa, il rischio di contrarre questo genere di malattie è ancora estremamente limitato. Dal momento che la zanzara tigre è presente anche sul nostro territorio, vi è, in teoria, la possibilità che si verifichino epidemie a seguito di un caso di importazione, e non dobbiamo quindi abbassare la guardia e attuare, laddove possibile, tutte quelle misure volte a contrastare la diffusione e il proliferare delle zanzare. Il rischio è legato soltanto alle zanzare femmine, che si nutrono del nostro sangue per alimentarsi o per riprodursi, fungendo al contempo da vettori per l’eventuale trasmissione di un virus - zika, dengue, chikungunya - o di un parassita – come per la malaria - all’uomo.”.

“Purtroppo non esiste alcun segnale preciso per capire se la puntura ricevuta è potenzialmente pericolosa. Le reazioni alle punture sono molto individuali, però se una persona viene punta in Africa, dovrebbe sapere a quali rischi va incontro. Le zanzare, ad esempio, sono diverse dalle zecche, altro insetto in grado di trasmettere virus e batteri come la Malattia di Lyme, la cui puntura provoca dei segni immediati e visibili. In seguito ad una puntura di zanzara non bisogna fare nulla. Nel caso però di evidente infezione da malattia tropicale, i primi sintomi possono comparire dopo 5-6 giorni per i virus e dopo due settimane per la malaria”.

“Le zanzare, mentre pungono la preda, immettono una sostanza anestetizzante e anticoagulante che permette loro di succhiare il sangue più facilmente. E’ proprio questa sostanza, insieme alla saliva dell'insetto, che causa il fastidio e l'irritazione. Le reazioni allergiche alle punture di zanzara sono rarissime, ancor di più in età pediatrica. Alcune persone possono però sviluppare un’ipersensibilità alla puntura, che può, in casi rarissimi, indurre una risposta allergica caratterizzata da sintomi più seri del semplice ponfo - il classico rilievo cutaneo tondeggiante - e del prurito, quali ad esempio eritema, orticaria e la formazione di papule rilevate e dure che possono persistere anche per qualche giorno”.

Quando invece si presenta febbre, soprattutto ad evoluzione rapida perché possiamo aver contratto tifo o malaria, è consigliato rivolgersi ad un reparto antinfettivo, mentre per alcune malattie della pelle la valutazione può essere fatta con calma. Dipende anche a quanto e a quali rischi la persona si è esposta. Va inoltre detto che alcune patologie tropicali non si manifestano durante il soggiorno: se dopo il rientro compaiono sintomi particolari quali diarrea, febbre o sangue nelle urine, occorre rivolgersi immediatamente a un centro specializzato per definire il tipo di malattia e la cura più adeguata”.
 
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